[Calabria] Appello per la sospensione della didattica negli Atenei calabresi

All’indomani dei tagli della legge 133, dopo l’approvazione della legge 240/2010 oggi ci troviamo di fronte ai decreti attuativi della più grande e catastrofica riforma dell’istruzione pubblica che ha completamente destrutturato e cambiato l’assetto dell’università.

Con la riforma Gelmini le università hanno perso le loro capacità politiche e organizzative, in questo modo è stata gravemente colpita la didattica; tutto ciò è stato ulteriormente aggravato dai suoi decreti attuativi che, in linea con la riforma a tutt’oggi,stanno minando le capacità delle università pubbliche.
Tutte queste sforbiciate non hanno fatto altro che creare ed intensificare il divario tra atenei di serie Ae serie B e rispettivamente atenei del Nord e del Sud Italia, questi ultimi dichiarati meno virtuosi dei primi poiché, in base alle valutazioni imposte,risultano carenti dal punto di vista della ricerca.
Questo ha evidenziato che l’università non risulta, come invece era prima e dovrebbe essere, l’approdo per un riscatto economico e sociale all’interno di un territorio.
Il decreto A.V.A. è stata l’ultima bomba scagliata sulla capacità di offerta didattica degli atenei,andando a tagliare il monte ore per la didattica e di conseguenza interi insegnamenti snaturando o addirittura eliminando interi corsi di studio come avverrà all’Università della Calabria con la chiusura del cdl in discipline economiche e sociali, il cdl in studi internazionali già chiuso per la mancanza di finanziamenti così come avverrà per tanti altri corsi di laurea all’Unical e in qualsiasi altro ateneo italiano.
Come se ciò non bastasse dopo il blocco del turn over che dura da ormai cinque anni e con ridotta possibilità di reclutamento, il nuovo decreto sui punti organico, mina di fatto la possibilità degli atenei di effettuare nuove assunzioni. In particolare in un’università come l’Unical, dove il 70% della didattica viene erogata dai ricercatori, il blocco delle assunzioni causata dalla riduzione dei punti organi coimplicherebbe l’impossibilità dell’università di svolgere la propria missione formativa e sociale all’interno del territorio calabrese.
Con la contestazione del ministro all’Unical, abbiamo denunciato fortemente il DM n°43/2013-15 per la programmazione dell’università dei prossimi tre anni, in quanto propone di migliorare i servizi agli studenti senza però prevedere strumenti di sostegno al diritto allo studio; consente l’istituzione di nuove università private e/o telematiche anziché incentivare l’università pubblica e la qualità della didattica. L’attuale classe politica in linea di continuità con l’austerity e con la razionalizzazione delle risorse, impone ed auspica accorpamenti di interi corsi di laurea, e la formazione di federazioni di atenei e consigli d’amministrazione con un unico presidente su base regionale o macro regionale,con conseguenze pesantissime sulla qualità della didattica e soprattutto sulle scelte politico-amministrative degli atenei che vedono così scomparire il principio dell’autonomia universitaria.
In più il DM prevede nuovi provvedimenti volti ad indebolire ancora di più quella che è la situazione dei piccoli e medi atenei presenti soprattutto nel Sud Italia andando ad intensificare la distinzione tra università di serie A e di serie B, con una conseguente riduzione del finanziamento  agli atenei“non virtuosi”.  Il tutto mentre le università, sull’orlo del fallimento, chiedono con forza un rifinanziamento complessivo per tornare a fornire una didattica di qualità, una ricerca libera,una propria autonomia gestionale e politica e soprattutto una riforma che rispetti la missione e il senso dell’università pubblica.
E’ necessario prendere la parola e, con le proprie specificità, rivendicare:
– l’introduzione nella c.d.”Legge di Stabilità” di una clausola di salvaguardia all’interno del DM Punti Organico 2013 che miri a calmierare le enormi sperequazioni esistenti tra gli atenei italiani.
– l’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario e del Fondo Ordinario per gli Enti di Ricerca che consenta un vero rilancio di didattica e ricerca ed un pesante incremento del Fondo Integrativo statale per il Diritto allo Studio;
– all’avvio di un percorso partecipato coinvolgente l’intera comunità accademica nazionale, che conduca alla stesura di una grande e complessiva Riforma dell’Università italiana in grado di restituirle il carattere della democrazia e della pubblicità.

Oggi più che mai, dobbiamo mettere al centro il tema del diritto allo studio a partire da: l’istituzione di un Bando unico per il diritto allo studio e una legge quadro nazionale peril finanziamento sul diritto allo studio; rimodulazione delle fasce aventi diritto alle borse con un innalzamento della soglia ISEE a 21.000 €  e una soglia cuscinetto tra i 21.000 € e i25.000 € e la conseguente eliminazione della figura “idoneo non beneficiario”il tutto mantenendo inalterate le tasse regionali. Garantire il diritto di accesso alle mense con costi agevolati per tutti gli studenti.
Contrastare il progetto della Ministra Carrozza di esportare il test invalsi sulla qualità delle competenze in uscita delle università e la loro messa in competizione attraverso l’ipotesi di liberalizzazione del valore del titolo di studi.
Contro i test selettivi per l’accesso alle lauree triennali e specialistiche e ogni forma di blocco all’accesso ai percorsi formativi.
In virtù di questo come studenti e studentesse ci appelliamo direttamente ai Rettori delle università calabresi prof. Gino Mirocle Crisci (Rettore Unical), prof. Pasquale Catanoso (Rettore Unirc), prof. Francesco Saverio Costanzo(Rettore UMG) e pertanto chiediamo che assumano un gesto forte e quanto mai necessario per tutte e tutti noi: la sospensionedelle attività didattica per l’intera giornata del 28 novembre in occasione della riunione dei Rettori delle università meridionali con la Ministra Maria Chiara Carrozza.
Come studenti e studentesse pensiamo che questi provvedimenti colpiscano ancora una volta chi invece dovrebbe essere sostenuto dallo Stato, mentre assistiamo ad un’ennesima esasperazione della questione meridionale all’interno del nostro Paese.
L’università nella sua storia, e per vocazione, ha rappresentato e deve rappresentare il principale strumento di emancipazione e riscatto culturale, economico e sociale all’interno di un territorio.
Ad oggi il sistema sembra ci stia costringendo all’arretratezza e subalternità,mai colmate nonostante le innumerevoli politiche di convergenza, che hanno caratterizzato il Meridione dall’unità d’Italia ad oggi.

Ateneo Controverso

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